Roccacalascio Castle LIke Abruzzo mountain

L'Abruzzo, una terra incantata

Immaginatevi di vivere nella regione più bella del mondo,  dove la vita – in alcune zone – scorre ancora lenta come centinaia di anni fa.

Un posto indimenticabile dove la terra, grazie a montagne monumentali, si arrampica fino al cielo, per poi scendere in morbide valli, punteggiate di borghi, dove le forme geometriche dei campi si frammentano in un puzzle di toni verdi e gialli, fino ad arrivare al mare dalle mille sfumature.

Un paese gioviale e genuino, dove la gente è amica fin dal primo saluto … questo è l’Abruzzo, una piccola regione dell’Italia Centrale, sconosciuta agli stessi italiani e che per questo motivo conserva inalterata tutta la sua magnificenza.

L’Abruzzo è una terra incantata: dalla montagna al mare, tutto è incredibilmente fantastico, tanto che i paesaggi d’Abruzzo sono stati presi a sfondo per numerosi film, il più celebre dei quali è Lady Hawke  girato in parte nel castello di Rocca Calascio in provincia dell’Aquila (nella foto).

 

Un viaggio nella regione più bella del mondo

Le montagne simbolo dell’Abruzzo, il Gran Sasso e la Majella, sono maestose cattedrali di pietra che, insieme ai Monti della Laga, ai monti Velino e Sirente, costituiscono la sede di 3 Parchi Nazionali e uno Regionale che hanno fatto meritare all’Abruzzo l’appellativo di Regione Verde d’Europa.

Ora immaginatevi di essere un’aquila e di spiccare il volo dal Gran Sasso d’Italia,  la vetta più alta d’Abruzzo e di tutti gli Appennini e di scendere pian piano verso il mare. E’ un viaggio affascinante, che ci conduce alla scoperta di paesaggi incontaminati tutti diversi (nella foto il Gran Sasso visto dal versante teramano).

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borgo village LIke Abruzzo

L'Abruzzo dei castelli

All’ombra del Gran Sasso, chiamato dagli abruzzesi il gigante che dorme, ( la forma si mostra tutta dalla spiaggia del teramano) massiccio roccioso ed imponente, si stende in una conca, la città dell’Aquila, il capoluogo d’Abruzzo, bella e fiera come l’uccello di cui porta il nome.

L’Aquila, distrutta dal terremoto del 2009, è da sempre legata al numero 99: 99 castelli, 99 piazze, 99 chiese, 99 rintocchi della campana del Duomo e la famosissima fontana “delle 99 cannelle”.

Con un volo radente, osserviamo dall’alto i piccoli borghi vegliati da misteriosi castelli, di cui ancora oggi possiamo ammirare le imponenti mura: il Castello di San Pio delle Camere, di Celano, di Capestrano, la Torre di Santo Stefano di Sessanio, il Castello di Rocca Calascio e tantissimi altri ancora (nella foto il borgo di Pacentro).

 

L'Abruzzo dei borghi e dei parchi

L’Abruzzo è una terra strana, montuosa e impervia all’interno, eppure disseminata da una miriade di piccoli borghi, abbarbicati in posti inaccessibili all’uomo. Aggregati millenari, fatti di pietra, dove ancora si respira un’atmosfera medievale.

La maggior parte di questi paesini è ancora abitata: case di pietra che si stringono attorno ad una piazzetta centrale, dove sovente si apre la facciata di una chiesa e una fontana offre le sue acque freschissime e pure.

Poi, un intricato snodarsi di viuzze,  balconi fioriti, orticelli sospesi, portoncini e finestrelle, tettucci e comignoli… tutto racconta di un tempo antico, di una vita semplice che ancora resiste, di un ritmo lento cadenzato dai rintocchi della campana e dal profumo che viene dalle cucine delle case e che seduce i sensi del forestiero. Non meravigliatevi se gli abitanti vi invitano ad entrare in casa per offrire un caffè,  è la normalità!

Nei piccoli borghi del Parco Nazionale d’Abruzzo,  non è raro vedere passeggiare tra le vie, insoliti viandanti: sono i cervi di Villetta Barrea, cittadini a tutti gli effetti. E non è neppure strano vedere un orso affacciato da un ponte, come è successo in aprile scorso, dove un esemplare di orso bruno marsicano è stato pizzicato mentre ammirava lo stupendo panorama, da un ponte della Camosciara, nel Parco Nazionale d’Abruzzo (nella foto un’orsa e i suoi cuccioli fotografata presso Palena).

 

bear orso marsicano Like Abruzzo
lamb sheep

L'Abruzzo collinare

Ma ecco che la nostra aquila vira ora verso le soffici colline, verdissime e stupende. I boschi fitti e intricati di faggi, abeti e castagni lasciano il posto a campi coltivati a vigneti ed oliveti.

Sopra queste colline, si stendono ordinati, i filari del Montepulciano d’Abruzzo, del Trebbiano, del Pecorino e di altri vitigni pregiati che danno ogni anno il loro nettare divino.

E’ qui che, finiti i rigori dell’inverno, i prati si popolano di greggi. Fermiamoci ad osservare il candore degli agnelli e delle pecore madri che belando li riconducono all’ordine, mentre i cani pastore vegliano da lontano. Il cane pastore abruzzese è uno dei simboli dell’Abruzzo: forte e severo, gran lavoratore, dal carattere riservato e ruvido, protegge da millenni le greggi, dagli attacchi dei lupi.

La vita del borgo

Ed ecco gli olivi, verdi batuffoli disposti in un reticolo regolare su campi  coltivati a  grano, che a giugno, si colorano di giallo vivo. L’olio extravergine di oliva è uno dei prodotti più pregiati di queste campagne: dorato e profumato, rende indimenticabile ogni piatto della cucina locale.

Su questi pendii si adagiano tranquilli paesi di collina, dal colore rosso del mattone cotto in fornace e dai vicoli lastricati di pietra. Non è raro trovare in questi luoghi, le porte delle case aperte sulla cucina, il luogo sacro dove viene tramandato, di madre in figlia, il sapere di antiche ricette.

La campana della chiesa suona, la signora seduta in strada sulla sua sedia impagliata, intrattiene una fitta conversazione con la vicina, i bambini giocano in piazza, un gatto dorme su uno spicchio assolato di davanzale… è questa la vita semplice dei paesi collinari.

Le porte aperte e l’odore del sugo che ribolle, sono l’emblema del popolo abruzzese, aperto e socievole, laborioso e schietto, pronto a farti sedere alla sua tavola dopo un solo minuto di conversazione.

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Le città d'arte e le abbazie

Scendendo ancora lungo le valli si incontra la Storia: abbazie romaniche, silenziose guardiane dei secoli, luoghi di fede e preghiera ma anche capolavori architettonici ed artistici nonché centri di comunità monastiche ormai scomparse.

Prima di tuffarsi, nell’azzurro del mare Adriatico, indugiamo ancora per un attimo, tra le vie e le piazze di alcune delle città d’arte più belle d’Abruzzo: Teramo, capoluogo di provincia, borghese e colta, con il Duomo, i palazzi eleganti e le piazze aperte; Atri, città dei Duchi di Acquaviva, con la Cattedrale maestosamente affrescata, il Teatro Comunale, l’anfiteatro romano, il Palazzo Ducale, situata su formazioni calcaree di notevole impatto, i calanchi; Chieti, capoluogo di provincia, antica e solenne, con i suoi portici e le sue tradizioni religiose ancora vive; Città Sant’Angelo e Guardiagrele, annoverate, a ragione, tra i borghi più belli d’Italia, Campli con la sua famosa Scala Santa, Civitella del Tronto con la sua fortezza medievale, tra le architetture militari più imponenti d’Europa; Castelli, dove l’arte della ceramica è di casa dal quattrocento.

Il mare Adriatico e la vita costiera

Ora ecco, siamo arrivati al mare, il volo d’aquila cede il testimone ad un bianco gabbiano che, respirando la salsedine, sorvola la vita frenetica delle città costiere, meta del turismo estivo.

Il mare Adriatico, cantato in maniera struggente nelle canzoni popolari, è un mare mutevole, crudele e benevolo, generoso ma esigente. E’ un mare mai uguale che cambia colore più volte al giorno, dal rosso fuoco dell’alba all’argento del mattino, dall’azzurro della calma pomeridiana, al turchese o al grigio plumbeo delle tempeste, al verde cupo quando ulula il vento e le onde divorano la costa.

Su queste spiagge dorate, vivono le tradizioni della pesca con le piccole barche di legno a motore. Non è raro incontrare all’alba, i pescatori che tornano portando a terra il frutto della loro fatica notturna: triglie, mazzoline, panocchie, scampi, totani, tutto il necessario per il favoloso brodetto, il piatto per eccellenza dei paesi marinari.

La costa abruzzese è variegata e sorprendente: a nord la spiaggia sabbiosa e il mare basso sono ombreggiati da boschi di pini, come quelli di Pineto e Pescara. Poco distante da Pineto, si erge solenne, la Torre di Cerrano, vedetta contro la pirateria, oggi sede di una riserva marina protetta di grande importanza.  Subito dopo Ortona, la costa si trasforma in rocciosa e scoscesa con suggestive scogliere, piccole insenature e calette, dove le acque limpidissime permettono di immergersi ed osservare i bellissimi fondali marini. Su questa costa, leggere costruzioni, simili a ragni sottili, i trabocchi, ( strutture in legno simili a palafitte) si tengono in mirabile equilibrio sulle scogliere, con la funzione di pescare i pesciolini ed offrirli cucinati freschissimi, al visitatore incantato.

Nei mercati mattutini è facile trovare le bancarelle con il pesce ancora vivo, con la frutta e la verdura delle campagne vicine… Tutti ingredienti della cucina tradizionale legata alla terra e al mare.

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I prodotti tipici

A questo punto del nostro viaggio, è d’obbligo fermarsi a ritemprare le energie con un pasto sostanzioso.

Il mangiare e l’ospitalità in Abruzzo sono sacri. Gli Abruzzesi sono profondamente e intimamente convinti che la loro cucina sia la migliore al mondo e… non hanno torto!

La cucina abruzzese è legata alla stagionalità e alla disponibilità delle risorse locali. Così per esempio, in montagna, troviamo piatti di carne, legumi, funghi e il pane fatto coi grani antichi. La disponibilità di greggi e allevamenti offre grigliate miste di castrato, agnello, maiale, salumi e formaggi di pecora. Famosissimi in tutto il mondo, gli arrosticini, piccoli spiedini di agnello da arrostire su speciali fornacelle e da mangiare rigorosamente con le mani, accompagnati da fette di pane bruscato condite con abbondante olio extravergine di oliva.

Celebre quanto gli arrosticini è la porchetta di maiale, preparata con spezie e aromi e poi arrostita intera.

In Abruzzo troviamo una grande varietà di salumi e formaggi che non si trovano in  altre regioni italiane: il salame aquilano, la mortadella di Campotosto, la ventricina teramana, le salsicce sott’olio, la lonza, il prosciutto crudo nostrano…

Tra i formaggi spiccano ovviamente tutti quelli a base di latte di pecora, dalla ricotta ai pecorini stagionati: il pecorino di Atri, i pecorini affinati in grotta, il canestrato di Castel del Monte, il pecorino di Farindola.

La cucina tradizionale teramana

Un capitolo a parte deve essere aperto per la cucina tradizionale teramana, la più raffinata e complessa delle quattro province.

Nelle trattorie del teramano troviamo sempre: la chitarra con le pallottine (spaghetti quadrati all’uovo, conditi con un sugo rosso e polpettine minuscole di carne), le scrippelle ‘mbusse (dal dialetto: crepes in umido, sorta di crepes sottilissime, arrotolate e farcite con pecorino grattugiato e servite in brodo caldo di gallina), le virtù del primo maggio (un piatto ricco di legumi e verdure di stagione), il timballo (sformato di crepes, con sugo rosso di pomodoro, carne e mozzarella), le mazzarelle (involtini di indivia contenenti striscioline di interiora di agnello con aromi di stagione).

Il pasto è ovviamente sempre accompagnato da generose bevute di ottimo Montepulciano d’Abruzzo in caso di piatti di carne o Trebbiano d’Abruzzo, Pecorino, Montonico, in caso di pesce.

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Il bocconotto montoriese

I dolci della tradizione e delle feste

Anche i dolci abruzzesi sono indimenticabili: i bocconotti (in foto) sono tortini tipici dell’Abruzzo collinare nelle due varianti: di Castelfrentano nel chietino, con ripieno morbido al cioccolato; di Montorio nel teramano con ripieno di confettura di uva Montepulciano (difficilissima da trovare al di fuori di quest’area); le sfogliatelle, conchiglie di sfoglia croccante ripiene di confettura di uva Montepulciano e cioccolato; li caggiunitte, ravioli fritti con ripieno di ceci, castagne e cioccolato; i torroncini alle mandorle, i pepatelli, il Parrozzo, il dolce pescarese amato dal poeta Gabriele D’Annunzio; la pizza dogge, la torta a strati tipica dei matrimoni; le “sise” delle monache (i capezzoli delle monache), soffici paste ripiene di crema profumata; le neole (o ferratelle, pizzelle, cancellate, a seconda del luogo di origine), biscotti cotti nel ferro rovente e da farcire con creme e marmellate; i mostaccioli, biscotti al mosto cotto e spezie, i confetti artigianali di Sulmona.

In Abruzzo, la quantità di cibo ed il numero delle portate è sempre esagerato pertanto il dopo pasto è sempre seguito da generosi quantitativi di digestivi: la genziana, liquore amarissimo dalle proprietà digestive oppure l’amaro, fatto con le erbe di montagna; la ratafia, dolcissimo infuso di amarene; il liquore alla liquirizia, il vino cotto teramano (che si utilizzava in occasioni importanti come compravendite, nascite, fidanzamenti, matrimoni).

In Abruzzo  ogni scusa è buona per mangiare, bere e fare festa perché l’ospitalità è davvero sacra e il popolo abruzzese è aperto e gioviale, semplice e diretto nei modi, di facile amicizia e sincero. La facilità con cui un abruzzese prende confidenza con uno sconosciuto è sconcertante, e questo è un aspetto dell’Abruzzo che affascina il visitatore straniero. Se un abruzzese ti da subito del “tu”, non deve essere considerato come mancanza di maleducazione, al contrario va inteso come una manifestazione di empatia!

Il folklore, le feste religiose, il dialetto e la musica

L’Abruzzo è anche un luogo ricco di folclore e antiche tradizioni che affondano le loro origini in uno strano mix tra riti religiosi e pagani allo stesso tempo.

Sono riti arcaici legati ai cicli delle stagioni e alla terra ed hanno fini propiziatori o sono rievocazioni di avvenimenti accaduti nella notte dei tempi.

Ovunque, dal mare alla montagna, troviamo processioni, feste, celebrazioni, sagre, lungo tutto l’arco dell’anno, che, a seconda del luogo di origine, acquistano colori e ritmi diversi. Ed, ovviamente, si accompagnano sempre a grandi mangiate!

In tempo Quaresima, un po’ in tutto il territorio regionale, si susseguono processioni e rappresentazioni sacre della Via Crucis e della Passione di Cristo, le più importanti delle quali si svolgono a Chieti e a Sulmona.

A Cocullo c’è la festa dei Serpari dove le protagoniste sono innocue serpi catturate nei boschi e rimesse in libertà dopo la processione in onore di san Domenico. In estate a Pescara ed in altri paesi della costa, si portano in processione i pescherecci, invocando la protezione della Madonna, sulle barche e sui marinai.

In avvento, ad Atri, vengono portati a spalla i “faugni”, enormi fascine portate in processione e poi bruciate in piazza.

Durante il periodo di Natale, invece è tradizione assistere al Presepe Vivente, ambientato lungo le vie dei paesi, dove attori, figuranti e animali – in genere presi dalla popolazione locale e dalle greggi – impersonano i personaggi del presepe.

Ora, in questo viaggio, non sarà passato inosservato il dialetto abruzzese, una vera e propria lingua, musicale e misteriosa. Tra le varie zone, il dialetto si colora di molte varianti specie nell’ intonazione delle vocali o addirittura nell’assenza esse! E il forestiero ne rimane rapito per la sua musicalità.

E anche la musica è parte della cultura, della tradizione popolare e del folclore abruzzese. Le montagne, il mare, l’amore, il lavoro, sono cantati in maniera appassionata nella canzone Jabbruzzu di Perrone – De Angelis.

Siamo al termine del viaggio: l’aquila torna al suo nido sulle vette e il gabbiano si ferma a riposare su uno scoglio. L’aquila e il gabbiamo, due uccelli che di solito vivono lontani migliaia di chilometri, invece qui, in Abruzzo, li puoi trovare a poca distanza l’uno dall’altro… Ed in mezzo… storia, tradizioni e gastronomia!

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