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La regione più bella del mondo

L’Abruzzo è una regione che è riuscita a conservare molte delle sue caratteristiche originarie dove uomo e natura convivono in un reciproco, rispettoso equilibrio.
Tutto invita il visitatore attento e appassionato, innanzitutto la natura, che in Abruzzo è una risorsa protetta e con un terzo del proprio territorio destinato a parchi, è un vero e proprio cuore verde del Mediterraneo.
L’Abruzzo concentra entro i propri confini una grande varietà di ambienti naturali e antropici: la costa mediterranea, la fascia collinare, zone umide come le oasi fluviali e lacustri, la zona montana con foreste, praterie, laghi montani, canyon, cascate, grotte, cime e ambienti d’alta quota di carattere alpino, ghiacciai.
E all’interno di questa sorprendente varietà di ambienti, incontaminati e selvaggi, vivono specie rare e preziose che i Parchi dell’Abruzzo proteggono gelosamente (foto: Gran Sasso).

Le vestigia del passato

Il solenne Guerriero di Capestrano (foto), l’enigmatica statua funeraria di un principe italico vissuto 2500 anni fa (conservato nel Museo Archeologico di Chieti) è il vero simbolo dell’Abruzzo antico. Ma non è la sola testimonianza degli oltre 500.000 anni di presenza dell’uomo in questa regione. Dai primi gruppi di cacciatori, che nell’età della pietra più antica già vivevano su queste terre, alle grandi tribù italiche e poi alla grande stagione di Roma, l’Abruzzo antico è stato crocevia di popoli, genti e culture diverse. Questa continua commistione umana ha lasciato tracce importanti, che oggi l’archeologia studia con attenzione e offre al visitatore grazie a ricchi musei e decine di suggestivi siti all’aperto.

Il Guerriero di Capestrano. Museo Archeologico Nazionale Chieti
pacentro

I borghi

Mille piccoli paesi fatti di case in pietra e mattoni addossate le une alle altre, con le minuscole viuzze a gradini consumati da secoli di ritorni a casa, con le arcate e i passaggi a volta, i soffitti anneriti dal fumo. Borghi come piccole famiglie di case, abitate per secoli da parenti e amici che restano amici di generazione in generazione; dove ogni famiglia ha un soprannome ironico che passa in eredità ai discendenti fino a dimenticare perché il nonno del nonno lo ricevette.
Quasi tutti i centri interni abruzzesi sono sorti nel Medioevo, ma molti di essi sono assai più antichi, e risalgono al periodo italico-romano.
Nelle aree interne montane trionfa la pietra, ma man mano che si scende verso il mare, si incontrano borghi dove le case in pietra cedono il posto a quelle in mattoni.
Mura e porte cittadine proteggono deliziosi borghi resi caratteristici dal caldo colore del mattone antico. Bei palazzetti nobiliari, chiese e case private si alternano senza interruzione fino a sfociare nelle piazze, ora ampie e chiassose, ora minuscole e raccolte attorno a una fontanella.
E’ un mondo “a misura d’uomo”, dove dare il “tu” anche ad uno sconosciuto è immediato e diretto e il ritmo della vita locale ti porta a riscoprire piaceri che pensavi scomparsi, dove la cucina ed i prodotti tipici del luogo saranno una sorpresa indimenticabile (foto: Pacentro -AQ).

L'Abruzzo dei castelli

Il territorio abruzzese è disseminato da una miriade di castelli e rocche, certezza di rifugio per la popolazione delle campagne e dei paesi in caso di attacco o di pericolo. Ecco perché qualsiasi strada si percorra oggi in Abruzzo, si sarà sempre bonariamente vegliati da qualche castello. Che siano rimasti ruderi romantici o siano stati restaurati e tramutati in musei, essi rappresentano una delle offerte culturali più affascinanti della regione e offrono una occasione di itinerario tematico su qualsiasi percorso.
Tra le perle spiccano le torri triangolari di Polegra (PE) e di Montegualtieri (TE); i recinti di difesa di San Pio delle Camere (AQ), il castello di Roccascalegna (CH) e Roccacasale (AQ) ed infine uno dei più bei castelli d’Europa sia per la forma perfetta che per la localizzazione (isolato come un nido d’aquila sulla sommità d’un monte): la Rocca di Calascio (AQ) (nella foto).

Roccacalascio
castelli

L'artigianato artistico

Ceramica

L’arte della ceramica è praticata in Abruzzo sin dalla sua invenzione, ma è dal Rinascimento che un piccolo e pittoresco borgo alle falde del Gran Sasso, Castelli (nella foto un piatto con paesaggio caratteristico), ha reso celebre la nostra regione sviluppando una delle più raffinate e colte produzioni di maiolica d’Italia, oggi esposte nei più importanti musei del mondo.

Oro e argento

Fra le lavorazioni più tipiche la filigrana, utilizzata per spille, orecchini, medaglioni, pendenti; ma anche la lamina sbalzata a tutto tondo, per realizzare i vaghi (chicchi) di importanti collane, girocollo e le “manine”: fedine tipiche delle zone interne abruzzesi che sono soliti regalarsi i promessi sposi. Fra i gioielli più rappresentativi troviamo la Presentosa, il grande ma aereo medaglione simbolo d’amore, in filigrana e lamina sbalzata, coi cuori intrecciati.

Rame e ferro battuto

La lavorazione del ferro e del rame battuti vanta in Abruzzo una tradizione antica e attestata in tutta la regione con regolare omogeneità. In ferro battuto si producono soprattutto testate di letto, lampadari, ringhiere, cancelli, inferriate, insegne, alari e altri attrezzi per il governo del focolare, cornici e specchiere, candelieri e oggetti d’arredo. Con il rame battuto si producono innanzitutto pentole e tegami, mestoli e paioli, ma soprattutto le classiche conche, un tempo usate dalle donne per prender l’acqua alla fonte e trasportate tenendole in equilibrio sulla testa.

La capitale abruzzese dell’artigianato del rame e del ferro battuti è Guardiagrele, cittadina medievale ai piedi della Majella.

Tessuti

La lana, da sempre disponibile in abbondanza in Abruzzo, ha fatto sì che la tessitura abbia avuto sempre un ruolo importante nell’economia artigiana della regione. Celebri in tutt’Italia sono le tarante, le coloratissime coperte di lana prodotte a Taranta Peligna, ancora oggi realizzate seguendo gli antichi disegni.

Tra i prodotti più diffusi e noti dell’artigianato tessile abruzzese vi sono gli elegantissimi merletti al tombolo di Pescocostanzo e di Scanno, ma prodotti anche a L’Aquila, Bucchianico, Canzano.

IL FOLKLORE E LE TRADIZIONI

In ogni stagione dell’anno e in ogni città e paese d’Abruzzo, nell’arco dei 12 mesi è un susseguirsi di tradizioni e feste del folclore, che coinvolgono intere comunità. Spesso di origine antichissima, in questi riti, sincera devozione cristiana e culti pagani convivono da sempre.
Il ciclo delle tradizioni popolari si apre a primavera con le sacre rappresentazioni della Settimana Santa. A Sulmona, la domenica di Pasqua, , si svolge la rappresentazione della “Madonna che scappa”: la sacra manifestazione ha infatti il suo momento “clou” a mezzogiorno di Pasqua nella suggestiva ed ampia piazza Garibaldi, allorché la Vergine “corre” incontro al Figlio risorto.
A Cocullo si tiene per la festa di San Domenico, la festa dei serpari (foto), nel corso della quale la statua del santo viene portata in processione letteralmente ricoperta da serpenti.
L’estate è tutta un fiorire di feste patronali, sagre gastronomiche, suggestive processioni sul mare (che si svolgono in quasi tutti i centri costieri).
La manifestazione estiva più importante è quella che si svolge il 28 e 29 Agosto a L’Aquila: La Perdonanza Celestiniana, cui partecipano pellegrini provenienti da ogni parte del mondo.

festa serpari
Majella001

LA LEGGENDA DI MAJA

La leggenda narra che Maja, la più bella delle Pleiadi, fuggì dalla Frigia, per portare in salvo il suo unico figlio Ermes, un gigante stupendo trafitto a morte durante una battaglia. Attraversato il mare, riuscì ad approdare nei pressi del porto dell’antica città di Ortona.

Riuscì a trovare rifugio sui monti e tra i boschi d’Abruzzo ricchi di erbe medicinali, per cercarne una molto speciale , che cresce alle falde della bianca montagna, in primavera, al liquefarsi della neve e in grado di salvare il suo amatissimo figlio.

Ma vi giunsero in inverno, la montagna era ancora coperta di neve e così, il suo adorato figlio morì.

[…] Sconvolta dal dolore, per giorni e giorni pianse disperatamente accanto al corpo del figlio che seppellì sulla vetta di un monte, dove ancora oggi, chiunque lo osservi da levante, può riconoscere nel profilo della catena montuosa il “Gigante che dorme”. Inconsolabile, vagò a lungo per i boschi e le montagne. Poi, logorata dal pianto e dal dolore si addormentò per sempre. I pastori impietositi per la sua triste storia, la seppellirono sul monte che l’aveva accolta, di al figlio, adorna di vesti e vasi preziosi, ma soprattutto di fiori ed erbe aromatiche.
Giove, mosso a compassione, volle ricordarli facendo crescere sulla montagna un singolare albero dai fiori gialli dorati, dandogli il nome Majo: il maggiociondolo.
Da quel giorno, quella montagna fu chiamata Maiella e la montagna di suo figlio, Gran Sasso.
La montagna, prese così la forma di una donna impietrita dal dolore riversa su se stessa con lo sguardo fisso al mare. Ancora oggi i pastori odono i suoi lamenti nelle giornate di vento quando i boschi e i valloni riproducono il lamento di una madre in lacrime.
Per le genti d’Abruzzo la Majella è la Madre, la montagna sacra e materna (foto), simbolo della terra stessa d’Abruzzo.
[…]

LA CUCINA ABRUZZESE

La cucina abruzzese ha molte anime, per la varietà del territorio e delle culture che in essa convivono. C’è l’evoluzione della cucina agropastorale, quella dei contadini e dei pastori “poveri” delle zone montane e pedemontane, fatta di piatti semplici e saporiti, di carni ovine, zuppe e minestre, formaggi ed erbe aromatiche e quella “colta e borghese” di Teramo, capace di valorizzare sapori primari con preparazioni più complesse: timballo di scrippelle; “mazzarelle” (nella foto); “virtù”. C’è la cucina marinara, che lungo i centotrenta chilometri di costa declina la varietà del pescato con semplicità e sapore, sposando il patrimonio di ortaggi e verdure delle colline a ridosso della costa. La parola d’ordine? Qualità delle materie prime di un territorio generoso e vario; qualità degli ambienti e dell’accoglienza al cliente e al turista.

Menù di Pasqua